Il massimo dell’arroganza

novembre 23rd, 2011

Una macchina costosissima (Bentley Continental GT), con targa di un (semi) paradiso fiscale (San Marino), parcheggiata in un posto per disabili (ovviamente senza contrassegno) e per giunta di sbieco, cosi’ da ostacolare il traffico degli autobus: questo e’ il massimo dell’arroganza. Mancava solo che sostituisse il cartello di segnalazione del parcheggio disabili e scrivesse “questa e’ casa mia”.

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Strolghino recidivo

novembre 15th, 2011

… o recidivo di culatello, decidete voi. Lo scorso anno ho “recensito” lo Strolghino di Culatello (http://www.gerdavax.it/cucina/strolghino-di-culatello/), un buon salame di piccola taglia. Qualche settimana fa mi è stato regalato uno Strolghino di diversa provenienza, del Salumificio Cavalier Umberto Boschi. Le caratteristiche generali sono pressoché identiche a quelle del salame del Prosciuttificio San Michele. Il pezzo ricevuto di recente, però era leggermente meno stagionato, più morbido e godibile, paradossalmente meno adatto ad un antipasto o a uno stuzzichino ma più portato a farcire gustosi panini. E così è stato: una rosetta leggermente scottata e una generosa manciata di fette di Strolghino e la merenda è fatta. Se volete un salame buono ma non impegnativo, saporito ma non invadente al palato, vi consiglio di provare lo Strolghino e, se avete possibilità di trovare quello del Salumificio Boschi, vi suggerisco di prenderlo morbido. Segue la doverosa prova documentale fotografica.

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Linux Day 2011 a Cagliari

ottobre 16th, 2011

Anche quest’anno il GULCh (Gruppo Utenti Linux Cagliari) aderisce al Linux Day, la giornata nazionale di promozione di Linux e del Software Libero.

Il Linux Day si svolgerà il prossimo 22 Ottobre presso la “sede storica” dell’evento cagliaritano, ovvero presso la Facoltà di Ingegneria in Via Is Maglias a Cagliari e durerà l’intera giornata (dalle 8:50 alle 18:00). Il programma è come sempre molto ricco, con due tracce e due “corner” specializzati. Purtroppo anche quest’anno non mi sarà possibile partecipare (mi avrebbe fatto molto piacere, come sempre), ma se ci potessi andare seguirei certamente il keynote di Marco Marongiu, uno dei soci fondatori e coordinatore storico del gruppo, e, al pomeriggio, il talk “Sviluppare applicazioni per Android” di Paolo Cortis.

Il Linux Day è uno dei pochissimi eventi IT non commerciali, non markettari, non autocelebrativi che si svolgono a Cagliari (anzi, direi in Sardegna) e le persone che lo organizzano sono professionisti di altissimo livello. Se vi trovate da quelle parti e non avete altri impegni per sabato 22 Ottobre, vi raccomando di farci un salto.


Le strisce erano sbiadite…

settembre 24th, 2011

… quasi invisibili, è per questo che mi ci sono parcheggiato sopra senza accorgermene:

Non possiamo tutti lamentarci dei politici, della casta, della malasanità, di questo e di quell’altro, se non siamo neppure capaci di parcheggiare nel rispetto degli altri. Poiché di parcheggi simili ne vedo decine al giorno, ovunque, a Roma come a Milano, a Cagliari come a Torino, allora penso che, in fondo, a tutti i livelli il tema dominante è la mancanza di rispetto per il prossimo e per le regole. La politica e la finanza sono immagine di tutto questo.


I migliori cornetti di Milano

luglio 29th, 2011

Va bene, lo ammetto, il titolo e’ un po’ presuntuoso: conosco troppo poco Milano per poter dire dove sono i migliori cornetti della citta’. Non ultimo, chi mai puo’ dire qual e’ il cornetto migliore? Ognuno avra’ certamente le sue preferenze. Allora facciamo cosi’: vi dico quali sono i migliori cornetti che ho trovato a Milano dal 1994 (anno in cui ci sono stato per la prima volta) ad oggi. Peraltro, la scoperta e’ stata casuale: in hotel non avevo la colazione compresa nel prezzo della camera e l’offerta “a buffet” era sproporzionatamente costosa. Cosi’ ho deciso di optare per un locale piu’ economico e il risultato e’ quello che potete vedere in foto:

Cornetti enormi (fate la proporzione con le bottiglie; circa 2-3 volte il classico cornetto da bar), morbidissimi e squisiti!

Anche il carissimo Roberto Fraboni ha apprezzato (ma e’ troppo snello per essere una voce autorevole in ambito grastronomico :-) ). Questi favolosi cornetti li trovate presso palco, in via Manuzio 6, Milano.

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Cambia il vento

luglio 12th, 2011

Volantini nella cassetta delle lettere, spot televisivi: Android è ovunque. Si, lo so, non è una novità Qualche settimana fa su questo volantino ho trovato 4 terminali Android su una offerta di 9 modelli:

Guardo raramente la TV, ma stasera non ho potuto fare a meno di notare che Vodafone e Tre propongo esplicitamente ed insistentemente smartphone Android:

In attesa che arrivi il nuovo iPhone (che, come sappiamo, segnerà nuovamente il passo per tutti), Android si fa strada polverizzando tutti gli altri concorrenti. Questo ci assicura un buon futuro per il nostro lavoro… (bella svolta dopo il fallimento di JME).

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don juanito

maggio 28th, 2011

Uno dei (pochi) vantaggi del trascorrere una giornata interminabile fuori citta’ e’ che superata un’ora critica (quella di cena) si puo’ avere la fortuna di essere portati a cena da un collega di lavoro che conosce bene i locali di zona. E cosi’, proprio alla fine di una giornata piuttosto intensa (e in maniera quasi casuale), mi sono trovato al Don Juanito di Milano di fronte allo spettacolare filetto che vedete nella foto qui sotto:

Merito della scelta e’ del carissimo Nicola, che ha saputo scegliere un posto facile da raggiungere (viva la metro di Milano!) e dal menu’ squisito. Una curiosita’: la carne (rigorosamente argentina e tenerissima) e’ servita con una simpatica mucca piantata sopra. Se volete fare un salto nel locale, questi sono i riferimenti:


Amori enigmatici

maggio 23rd, 2011

Credo sia capitato a tutti di vedere su qualche marciapiede delle dichiarazioni d’amore piu’ o meno struggenti, piu’ o meno felici, piu’ o meno romantiche, indirizzate ad una (fortunata?) ragazza del palazzo antistante. La scritta sul marciapiede genera un doppio effetto sorpresa e broadcasting. La bella corteggiata, spalancata la finestra, si trova la dichiarazione d’amore a caratteri cubitali: WOW!. Tutto il vicinato ne e’ a conoscenza: doppio WOW! Meglio di Facebook! :-)

Ci sono tanti stili: c’e’ lo stile romantico, c’e’ la citazione di un film, c’e’ la promessa per la vita o la dichiarazione di totale annullamento per un amore finito. Si tratta nel 99% dei casi di messaggi espliciti, immediati, inequivocabili. Banali? Si, diciamo banali. Non per questo poco intensi, anzi.

Ma proprio potrebbero apparire banali, c’e’ chi va oltre. C’e’ chi il proprio amore lo dichiara per enigmi degni delle definizioni delle parole crociate della Settimana Enigmistica:

Avrei voluto vedere la faccia di lei quando ha letto la scritta (nonche’ sentire i commenti dei vicini di casa)…


Prime impressioni su Honeycomb

aprile 18th, 2011

Ho avuto la possibilita’ di toccare con mano le qualita’ di Honeycomb, la release 3.0 di Android dedicata ai tablet, su un Motorola XOOM WiFi arrivato dagli Stati Uniti (ci vorra’ ancora un po’ per vederlo in Italia).

Non sono solito fare recensioni di hardware (le lascio agli specialisti, quali TuttoAndroid o Androidiani), ma vorrei comunque raccontare le mie impressioni. Vorrei anche sorvolare molti degli aspetti positivi: anche questi sono piu’ che celebrati da Google e Motorola :-) In generale, Honeycomb e’ un ambiente di buona qualita’, molto potente e con una buona usabilita’; non e’ certo un prodotto rivoluzionario ne’, credo, il punto di riferimento per la user experience, ma sono convinto che ci siano basi solide e valide per creare dell’ottimo software per i tablet Android.

E’ inevitabile il confronto con il leader: l’iPad. Che piaccia o che non piaccia, prima dell’iPad i tablet erano un mero esercizio tecnologico; con l’arrivo dell’iPad, il mondo s’e’ messo ad inseguire Apple, borbottando, criticando, deridendo, ma comunque copiando. A quanto pare Apple ha fatto molte scelte giuste e neppure tanto scontate, se la concorrenza fatica anche a copiarle.

Io sono palesemente entusiasta del mondo Android e di questa piattaforma ho fatto il mio futuro professionale dei prossimi anni; nonostante questo, non posso non trovarne le lacune e, anzi, credo che evidenziare i punti deboli sia il modo migliore per trovare spunti di miglioramento.

Ecco qualche commento sparso:

- UI. Credo che Google abbia fatto un bel lavoro: l’interfaccia utente di Honeycomb e’ piacevole, abbastanza originale in se’ e sufficientemente coerente con quanto esiste su smartphone. Me la aspettavo piu’ bella, ma questo e’ un giudizio del tutto soggettivo. Ci sono nuove animazioni, ci sono nuovi menu’ della ActionBar e nuovi tab per navigare tra i Fragment di una Activity. Questa, in realta’, e’ una degli aspetti che mi lasciano perplesso: le applicazioni esistenti utilizzano i menu’ “classici” di Android (che qui non sono piu’ accessibili attraverso tasto fisico, ma per mezzo di un pulsante virtuale che compare nella System Bar immediatamente a destra del tasto di navigazione tra le applicazioni aperte), mentre le nuove si possono avvantaggiare del nuovo menu’: l’utente, dunque, si trova di fronte due user-experience diverse e deve necessariamente verificare, per ogni applicazione, dove sia stato messo il menu’. I nuovi tab, inoltre, sono sicuramente una bella novita’ e rinfrescata rispetto ai TabWidget della versione smartphone, ma quest’ultima continuera’ a soffrire di arretratezza e soprattutto costringera’ gli sviluppatori a fare due versioni delle applicazioni. E considerato che Android non offre un meccanismo simile all’Universal Binary di iOS, il processo complessivo si complica un po’ (si, lo so, giocando con risorse e codice si puo’ avere qualcosa di molto piu’ potente dell’Universal Binary, ma – ripeto – si tratta di qualcosa di piuttosto laborioso e decisamente non lineare). Qui sotto potete vedere il rendering dei menu’ nuovi (sul browser) e di quelli vecchi (sull’ottima Bluetooth Fine Transfer di Medieval Software).

- Hardware. Il Motorola XOOM e’ “un grosso tablet”. Non voglio ripetere qui le misure pubblicate in ovunque sul web, ma al tocco sembra piu’ corposo dell’iPad di prima generazione, decisamente enorme se paragonato all’iPad 2. Anzi, quello che stona e’ proprio il fatto che XOOM e iPad 2 siano praticamente coevi (hanno due mesi di differenza) ma lo XOOM sembra di una o due generazioni precedenti. Piu’ grosso, plasticoso e con la superficie touch decisamente meno cristallina di quella dell’iPad. Direi, pero’, che spessore, peso e alluminio siano gli aspetti che rendono l’iPad migliore. Curiosamente, lo XOOM nasce come dispositivo landscape: la videocamera, infatti, e’ posta sul lato lungo anziche’ su quello corto, come avviene sull’iPad. Anche il marchio Motorola leggibile solo in landscape suggerisce di impugnare il tablet in posizione orizzontale. Direi che per vedere un tablet figo dal punto di vista hardware dovremo aspettare i nuovi modelli Samsung.

- Prestazioni. Molto veloce. Merito del sistema operativo, merito del dual-core, merito della grafica, merito della fata turchina. Non lo so, ma e’ molto veloce. Unica grave pecca e’ una inspiegabile lentezza del browser. Scrollando le pagine (ad esempio verso l’alto) la porzione che era a schermo scorre velocemente mentre la nuova appare bianca e si aggiorna dopo una frazione di secondo. Questo e’ piu’ evidente su pagine complesse ma in generale si manifesta con qualsiasi sito. Capisco che il numero di pixel da gestire e’ grande rispetto ad uno smartphone, ma e’ anche vero che la potenza di calcolo a disposizione non e’ poca e soprattutto il browser diventa un componente indispensabile su un oggetto di questa categoria e, dunque, dovrebbe essere quello meglio curato. Qui sotto ho riportato il grafico del benchmark di Quadrant eseguito sullo XOOM:

- Applicazioni. Detto senza mezzi termini: quelle non ottimizzate per Honeycomb fanno proprio schifo! Un’applicazione semplice in ambiente smartphone, fatta con componenti standard e niente fronzoli, che puo’ essere definia “passabile” sul cellulare, vista sullo XOOM diventa davvero brutta. Il problema piu’ grosso (ne parlo nel prossimo punto) e’ che il Market non consente di filtrare le app fatte esclusivamente per Honeycomb: bisogna affidarsi al titolo assegnato dal publisher (“HD”, “for Honeycomb”, “tablet”). Il tema di default di Honeycomb, poi, e’ con fondo bianco, in leggera “controtendenza” rispetto al nero degli smartphone. Insomma, per sfruttare bene i tablet ci vogliono applicazioni ad hoc.

- Market. Da quanto e’ uscito l’Android Market ha collezionato piu’ lacune che traguardi di download. Classifiche non localizzate, prezzi delle applicazioni nella valuta del publisher (mai viste le applicazioni con il prezzo espresso in Yen? :-D ), mancanza delle statistiche per gli sviluppatori: queste sono solo alcune delle mancanze dell’Android Market che con il tempo sono state risolte. Ora, con l’arrivo di Honeycomb, molte di quelle mancanze sono piu’ o meno colmate (resta quella delle classifiche localizzate) ma se ne presenta una nuova, che accennavo sopra: non c’e’ (o, se preferite, non ho trovato) un modo automatico per vedere SOLO per applicazioni sviluppate per Honeycomb. Il Market consente di sfogliare tutta la lista delle applicazioni disponibili e non c’e’ quella bella suddivisione dello store che troviamo su iPad.

- Manufacturer. L’ho twittato una marea di volte e non ho timore di scriverlo nuovamente qui: malgrado Motorola produca dell’hardware di ottima qualita’, ha una politica pessima di supporto all’aggiornamento software. Detto in parole povere, comprare un terminale Motorola significa potenzialmente mettersi in casa un oggetto che sara’ obsoleto con il prossimo rilascio del sistema operativo, perche’ verosimilmente Motorola lo aggiornera’ dopo molti mesi o non lo aggiornera’ per niente. In passato, vedere il mio HTC Magic del giugno 2009 ufficialmente aggiornato a Froyo entro il 2010 e contemporaneamente vedere il Motorola Milestone comprato a gennaio 2010 ricevere quello stesso aggiornamento ad aprile 2011 mi ha fatto arrabbiare non poco. Ho dunque il ragionevole dubbio che Motorola abbandoni lo XOOM (primo device al mondo con Honeycomb) cosi’ come ha di fatto abbandonato il Milestone (primo device al mondo con Eclair, nella sua declinazione americana Droid). Arrivera’ lo XOOM 2 o qualcos’altro che distarra’ il manufacturer dai clienti che le hanno dato fiducia al primo lancio. Insomma, grandi annunci, grandi fanfare, ma poi l’acquirente e’ lasciato a se’ stesso. Inutile dire che se i manufacturer non supporteranno per almeno DUE anni i terminali Android in commercio, Apple restera’ l’unica garanzia di avere un oggetto che diventa obsoleto piu’ lentamente. Qualcuno dice che Apple lo fa perche’ ha pochi modelli in circolazione: questo e’ vero, ma se un manufacturer decide di vendere 10 modelli DEVE attrezzarsi per supportarli tutt’e 10. Inoltre – lo sappiamo bene – su 10 modelli che escono difficilmente abbiamo 10 hw diversi: cambiano poche cose, giusto per catturare l’attenzione di diverse fasce di clientela.

- USB. Una nota a parte merita l’interfacciamento via USB; la cosa potra’ apparire strana e di poca importanza, ma secondo me cambia parecchio la user experience su Android. Finora gli smartphone equipaggiati con Android sono stati caratterizzati da pochissima memoria flash interna (da 256MB al giga, circa), lasciando alla SD card il compito di memorizzare immagini, musica ed eventualmente i dati voluminosi delle applicazioni piu’ esigenti. Poiche’, pero’, le applicazioni si installano della memoria interna, era facile saturarla in breve tempo, costringendo l’utente a rimuovere delle applicazioni per installarne di nuove. Prima con delle utility di terze parti (utilizzabili sono con terminali rooted), poi con l’arrivo di Froyo, e’ stato possibile installare le applicazioni su SD. Anche questa e’ stata una soluzione tampone: la memoria a disposizione del sistema operativo restava comunque ridotta e comunque la rimozione della SD rendeva invisibili le applicazioni su di essa installate. Stesso discorso per terminali quali l’ottimo Nexus S, che pur dichiarando 16GB di memoria, offre tutto questo spazio come storage USB (esterno) e, dunque, soggetto alle stesse limitazioni di cui sopra (e’ pur vero che lo spazio a disposizione del sistema e’ di 1GB, dunque ben oltre la media dei terminali Android). In sintesi: per poter esportare la SD (o porzioni della memoria interna) questa deve essere “staccabile” e condivisibile sia USB. Finora questo e’ avvenuto grazie al profilo MSC (Mass-Storage Class), che consente al computer host il controllo diretto e a basso livello della periferica di memorizzazione (sino al livello del filesystem fisico). Honeycomb sostituisce MSC con il profilo MTP (Media Transfer Protocol), che condivide un filesystem logico accessibile contemporaneamente dal device e al computer host. In pratica, il controllo a basso livello resta ad Android, mentre il computer accede al filesystem attraverso un demone che lo virtualizza (come se fosse un server FTP o WebDAV). Il computer host, dunque, non puo’ effettuare operazioni come formattazione o partizionamento del filesystem. Il vantaggio e’ immediato: i 32GB del device sono sempre accessibili e tutti a disposizione del sistema operativo e delle applicazioni. Finalmente si lavora senza quelle odiose limitazioni in mente. E anche il pannello di controllo di dice che c’e’ un’unica memoria, piu’ che abbondante:

Vi e’, ovviamente, il rovescio della medaglia: mentre MSC e’ universalmente supportato, per MTP occorre un driver. Su Windows e’ integrato con il sistema operativo: il protocollo e’ stato progettato da Microsoft per i suoi player mp3! Su Linux ci si appoggia alla libmtp (usata da molti software), mentre su Mac OS X l’unica possibilita’ e’ rappresentata dall’utility XNJB. Dubito fortemente che vedremo MTP integrato nel finder in tempi brevi (ce la vedete Apple a supportare contemporaneamente un protocollo di Microsoft per i tablet di Google? :-) ).

In sintesi: benvenuto Honeycomb, c’era bisogno di questo slancio nel mondo Android. Ora aspettiamo il merge con la piattaforma smartphone, un Market piu’ intelligente, una UI piu’ coerente, una maggiore serieta’ dei manufacturer per l’aggiornamento dei terminali.


Anche i migliori sbagliano

aprile 13th, 2011

Anche i migliori sbagliano. Ne e’ prova lo screenshot qui sotto, catturatu su un iPhone. Se non c’e’ “niente da annullare”:

1) perche’ e’ mostrata quella dialog?

2) perche’ il pulsante mi invita ad… annullare?

Centinaia di anni/uomo di design, test e sviluppo non hanno salvato iOS dal proporre all’utente una informazione ambigua e inutile. A voler essere pignoli (e magari un po’ stupidi) non si dovrebbe mai premere il pulsante “Annulla” proprio perche’ non c’e’ “niente da annullare”. :-)

Mi ricorda una finestra di OS/2, di tanti anni fa: all’utente veniva posta una domanda e i tre pulsanti alla base della finestra avevano come etichette “SI”, “NO”, “REGREDISCI”. Evidentemente il traduttore in IBM aveva pensato di tradurre “CANCEL” con “REGREDISCI”. Tremendo! Peccato (per il traduttore) che la regressione non sia quasi mai un fenomeno auspicabile, a meno che non si tratti di una malattia (e allora ben venga!). E cosi’, per anni ho temuto che clickando “REGREDISCI” mi sarei trasformato in scimmia oppure sarei tornato nel brodo primordiale. Accetto i rischi del “SI” e le conseguenze del “NO”, ma, per favore!, non chiedetemi di regredire!

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