Mezzi pubblici: mi arrendo

Ci ho provato per 18 mesi.

Ho sopportato 50-70 minuti complessivi per fare 8km (in linea d’aria). Ho sopportato la progressiva dilatazione dei tempi di attesa alla fermata, segno che il numero di autobus in circolazione è diminuito.

Ho sopportato i ritardi, le strade bloccate dalle auto in doppia fila che nessuno multa o rimuove (i vigili sono impegnati a fermare il traffico per far passare le auto blu?), i mezzi sporchi (non lavati), la puzza dei viaggiatori ignari delle norme igieniche, la follia di autisti che guidano al telefono o facendo slalon che rendono molto difficile mantenere l’equilibrio anche a chi non è (ancora) anziano.

Ho sopportato i percorsi infiniti dentro la stazione Termini per raggiungere la metro, la puzza di birra e urina ovunque, le forche caudine all’ingresso della scala mobile (dove non sai se quelle decine di persone che ti fissano stanno per assalirti o preferiranno il successivo), il timore di essere derubato essere anche solo strattonato da qualcuno barcollante con una birra in mano.

Ho sopportato il riscaldamento crematorio d’inverno e l’aria condizionata glaciale d’estate (a volte sostituiti, rispettivamente, dal finestrini aperti a gennaio e gas di scarico caldi d’agosto).

Ho accettato anche l’aumento del costo del biglietto e dell’abbonamento. Ho accettato i continui scioperi strategici di venerdi’, fatti apposta per allungare il weekend balneare sul litorale.

Ho accettato e sopportato per 18 mesi e dopo 18 mesi, traendo ispirazione in Gigi Proietti, “me so’ rotto er ca’”.

Mi arrendo. Avete vinto voi.

Addio! Ora gli stipendi d’oro dei dirigenti (che, peraltro, vanno in giro con l’auto aziendale e non con i mezzi pubblici) li paga qualcun altro. Io ci ho provato e credo che 18 mesi siano un tempo più che sufficiente a valutare la bontà o la mediocrità di un servizio. Sono convinto che non tutte le colpe siano dell’azienda di trasporto: i mezzi di trasporto pubblico funzionano se le strade sono in buone condizioni (e qui tocca al Comune), se il traffico è scorrevole (e qui tocca alla polizia municipale), se le persone sono rispettose di mezzi, arredi e stazioni (e qui tocca a tutti noi). Io la mia parte l’ho fatta, non è bastato.

Da oggi torno all’indipendenza del mezzo di proprietà: spenderò un po’ di più, ma risparmierò quasi 90 minuti di percorrenza al giorno, non subirò gli scioperi degli autisti e lo sporco diffuso. Probabilmente userò i mezzi pubblici come ancora di salvezza in caso di difficoltà, ma per il resto faccio da me. Vista la mia stazza, sto pure facendo un favore alla collettività, che avrà a disposizione un po’ più di spazio sui mezzi pubblici.

Ci provo, magari per 18 mesi. Poi ci rivediamo.

2 pensieri su “Mezzi pubblici: mi arrendo

  1. Emanuele

    Zio fai bene! Roma e’ cosi, motorino e’ la soluzione, piu’ tanta prudenza.

    Certo Milano e’ tutta un altra cosa…

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